oggi è l’ Himmel Vatertag, il giorno del papà che sale in cielo: la festa del papà per la germania,
tutti i negozi sono chiusi e al loro posto, a Leopoldplatz, ci sono le bancarelle del mercatino turco.
Oggi è un giorno di pioggia, non fa freddo, ma il cielo è grigio e continua a piovere.
Ho deciso di andare in giro a fare qualche fotografia, e di farmi trasportare
dai treni berlinesi.

riflessi
C’è poca gente in giro
e oggi ognuno mi sembra particolarmente alle prese con i fatti suoi.
Ho paura dell’inverno. Ho paura che in inverno qua sia sempre così.
Prendo da Wedding la S42, ho deciso di fare tutto il ring, mi siedo al solito posto vicino al finestrino, è la prima volta che viaggio a ovest di Wedding,
a dire il vero conosco quasi per niente questa parte di Berlino, Moabit, laghi e case carine, ho solo una vaga idea, e il panorama dal ring non mi aiuta granchè.. In un muro però riesco a notare un disegno di Blu.
Poi davanti a me si siede un prete grassone che scende dopo due fermate.
Decido che seguirò il ring fino a Ostkreuz e di lì prenderò il primo treno che divide orizzontalemnte in due la città, verso Westkreuz di nuovo. Durante il tragitto riesco a scorgere distintamente La mega palla da golf che sarebbe la specie di antenna di Teufelsberg, il paesaggio laggiù, sotto la pioggia e la nebbia, sembra quasi lunare.
Il mio treno va avanti avanti e avanti, da ovest a est arrivo inesorabilmente a ostkreuz. Di qui cambio. Sto per attraversare nel centro la città sulla S7.
Adoro il tragitto che da warschauerstr mi porta a friedrichstr, sul fiume, fra altri treni edifici e fabbriche che si sovrappongono colorate. Ma tutto è in silenzio sotto questa pioggia, e anche i treni seguono i fatti loro.

L’ S7 corre verso Postdam, decido che scenderò a Wansee e da lì con l’S1 risalirò fino a Frierichstr.
L’S7 è.. un viaggio lunghissimo. In mezzo al bosco per minuti e minuti. Sotto la pioggia e nel silenzio. Neanche una casa, e tutto questo appena fuori dal ring. Mi mette un po’ di ansia passare qua in mezzo, è un bosco così diverso da quelli che conosco io, gli alberi così alti, le foglie così verdi, così fitto. Le poche costruzioni che si intravedono sono così mescolate nel verde. Anche la gente che sale sul treno ora mi sembra così diversa.
Mi ricorda film o racconti, mi sembra la sceneggiatura di qualche mio sogno. Di quei sogni pieni di ansia, con la casetta nella radura fatta di biscotti e panna montata. Poi mi viene in mente twin peaks e penso a david lynch a berlino.. chissà se ci passa per questo interminabile bosco.
in ogni caso è una sensazione strana, vengo da un mondo così diverso. Non capisco se sono attratta o terrorizzata da tutto quello che sto vedendo.
Arrivata a wansee sbaglio e al posto di prendere l’S1 riprendo, nenache a farlo a posta, l’S7 di nuovo verso il bosco. Non ci sono fermate intermedie e sono costretta a ripassare di nuovo in mezzo a tutte quelle felci. ancora una volta.
Decido che tornerò a westkreuz, di lì verso schoneberg e poi giù con la S1 verso Nikolassee, andata e ritorno verso Friedrichstr.
Schoneberg mi sembra subito abbastanza piacevole, poi giù, fuori dal ring, di nuovo il bosco, con le felci e i tronchi neri.
Un signora dorme, e secondo me fa bene. Tanto bene che improvvisamente mi trovo d’accordo con lei e chiudo gli occhi. 
Sono arrivata a Nikolassee. Nel bosco. Scendo. E ho diemnticato la pashmina sul sedile. Decido che lascerò passare il prossimo treno in attesa che il mio ritorni. Così sto ferma in mezzo al bosco, e scopro che non è muto, ma pieno di uccelli che cantano.
Sento un po’ di freddo, l’attesa mi sembra interminabile, qui non c’ è nessuno.
Salgo sul mio treno.
La pashmina non c’è più. credo che finirà a un’asta in qualche dove a Berlino. Mi dispiace tanto. Ma pazienza.
Di nuovo verso il centro, ora vita, turisti. e a Friederichstr mi fermo al currywurst sotto il ponte della sbahn.
Tiro fuori la città polifonica e lì leggo, in piedi, davanti alla montagna di ketchup e maionese, in mezzo a persone che circondano le mie spalle e i miei fianchi. Mi sento più serena e..viva così. in mezzo al caos e alle parole, in un posto condiviso in un attimo con tanti sconosciuti, per mangiare.